La struttura della settimana
La settimana chiude in rialzo, ma non dove il dato di facciata lascia intendere. L'S&P 500 sale dello 0.40% ed è in progresso del 4.45% su quattro settimane, mentre la sua versione equiponderata guadagna l'1.22% sulla settimana contro il 4.41% sul mese, e le small cap salgono dell'1.17% e del 3.76%. L'indice a capitalizzazione ha fatto peggio del proprio componente medio: l'impronta opposta a quella di un mercato che si restringe. Il Nasdaq 100 sale dell'1.11% e del 5.14%. La struttura tiene: il prezzo resta sopra un ventaglio crescente di medie mobili e gli ultimi minimi di oscillazione confermati rimangono ben al di sotto delle quotazioni attuali. Ciò che è cambiato è l'estensione, non la direzione: i principali indici lavorano contro il bordo superiore delle bande di volatilità.
La rotazione
La leadership è arrivata dalle materie prime e dall'hardware. I chip di memoria salgono del 13.28%, l'energia del 7.67%, il greggio del 7.31%, i data center del 3.60% e la cybersicurezza del 2.39%. Sul fronte opposto, il tech cinese cede il 5.76%, la distribuzione al dettaglio il 2.06%, i consumi discrezionali l'1.38% e i materiali lo 0.61%. Le utility salgono dell'1.61% e i beni di prima necessità dell'1.14%, entrambi sopra lo 0.40% dell'indice. La combinazione non si lascia etichettare con nettezza: l'ampiezza si è allargata, il che è propensione al rischio, eppure i difensivi battono l'indice e il consumo è il blocco più debole, il che non lo è. Il credito high yield sale dello 0.13%: piatto, non conferma né smentisce il rialzo.
Una settimana contro quattro
È nel confronto tra una settimana e quattro settimane che la settimana dice davvero qualcosa. L'energia sale del 7.67% sulla settimana e del 7.33% su quattro, quindi quasi tutto il guadagno mensile è arrivato in cinque sedute; il greggio è ancora più netto, 7.31% contro 2.13%. È accelerazione da una base piatta, non una tendenza matura. L'immagine speculare sta in ciò che ha guidato il mese: il software sale dell'1.35% questa settimana contro il 12.16% su quattro, il nucleare dello 0.24% contro il 13.34%, l'aerospazio dello 0.73% contro l'11.12%: ancora positivi, ma molto al di sotto del passo mensile. Le utility salgono dell'1.61% sulla settimana ma cedono l'1.90% su quattro, i trasporti salgono dello 0.24% ma cedono l'1.99%, l'immobiliare sale dello 0.64% ma cede lo 0.33%: rimbalzi dentro tendenze mensili al ribasso, non inversioni. Per contro, i consumi discrezionali cedono l'1.38% pur restando in rialzo del 2.39% sul mese, e il tech cinese cede il 5.76% dopo un progresso dello 0.75%.
La divergenza delle cripto
Le cripto non hanno seguito. Bitcoin cede il 3.07% sulla settimana e il 2.84% su quattro, il proxy quotato su bitcoin cede il 3.18% e l'1.98%, Solana l'1.52% e l'1.71%. Ether è la sfumatura: in calo dell'1.63% sulla settimana pur restando in rialzo dello 0.32% su quattro, slancio perso più che struttura recuperata. Il comparto si legge come l'inverso del quadro azionario: prezzo sotto medie di medio e lungo periodo in discesa, momentum in territorio di ipervenduto, scambi nella metà inferiore delle bande di volatilità mentre l'azionario preme sulla metà superiore. È una divergenza, non un movimento condiviso di avversione al rischio: l'azionario non è stato venduto questa settimana, quindi per ora la debolezza è una storia tutta interna alle cripto.
Cosa cambierebbe questa lettura
Che cosa invaliderebbe questa lettura. Prima l'ampiezza: se l'indice equiponderato torna a restare indietro rispetto a quello a capitalizzazione, l'allargamento della partecipazione sotto la struttura attuale non c'è più. Secondo, gli ultimi minimi di oscillazione confermati sotto i principali indici: è lì che poggia la struttura rialzista, e perderli cambia la lettura qualunque cosa facciano i settori. Terzo, energia e greggio hanno bisogno che i dati a quattro settimane raggiungano quelli settimanali; se non accade, è stato un evento e non una tendenza. Quarto, i rimbalzi di utility, trasporti e immobiliare restano solo rimbalzi finché i numeri a quattro settimane rimangono negativi. E il credito high yield, piatto su entrambi gli orizzonti, resta l'ago della bilancia che non ha ancora fatto pendere nulla.